Eleonora Gizzi, clamorose rivelazioni di un gruppo di volontari: ‘C’erano tracce, ignorate le nostre segnalazioni’

29/08/2014 - C’erano passati più volte i cani molecolari, in quella zona. Per non parlare delle squadre di volontari, che nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa avevano battuto l’area giorno e notte. Eppure Eleonora Gizzi era lì, a pochi metri di distanza dal punto in cui era stata vista l’ultima volta, il giorno della sparizione.

Stando ai primi risultati dell’esame autoptico, sarebbe sopravvissuta sotto quel ponte per almeno una settimana (ma c’è chi parla addirittura di 12-13 giorni), rannicchiata su un cartone e in attesa della fine.

Tra le squadre più attive nelle operazioni di ricerca si è distinta la Legione D’Avalos di Vasto, un gruppo di appassionati di softair che, sfruttando l’ottima conoscenza del territorio, si sono mossi da subito per rintracciare la donna scomparsa.

E proprio dalla Legione, a poche ore dalla conferma del ritrovamento del corpo senza vita di Eleonora, arrivano rivelazioni clamorose, che gettano molte ombre sul caso.

“L’area dove è stato trovato il corpo è recintata – spiegano il presidente Duilio Di Francesco e il consigliere Emiliano Spatocco - e noi siamo passati più volte vicino alla recinzione, in un punto che è a soli 20 metri da dove è stato poi rinvenuto il cadavere”.   

"Perlustrando la zona – prosegue la testimonianza – abbiamo rilevato tracce di presenza umana: un lenzuolo, un tappetino di spugna e delle feci. Visto che non era possibile superare quella recinzione, abbiamo chiesto più volte di bonificare l’area, cosa che evidentemente non è stata mai fatta”.

Si tratta di un contributo importante che, se confermato, riporta alla domanda iniziale: come mai a nessuno è venuto in mente di controllare sotto quel ponte? E se anche Eleonora si fosse spostata, com’è possibile che nessuno abbia mai visto la ragazza per tutto quel tempo? E che dire di un cadavere poggiato per mesi su un cartone, passato del tutto inosservato?

Altri interrogativi giungono dalla testimonianza di un collega del tecnico che ha trovato il corpo senza vita di Eleonora. L’uomo avrebbe riferito solo mercoledì scorso di aver visto una donna dormire sotto quel ponte. Perché parlare proprio adesso, dopo che per mesi il caso è stato al centro delle cronache nazionali?

Gli interrogativi sono tanti, e gettano una luce inquietante su una tragedia personale che avrebbe potuto risolversi in ben altro modo. Forse Eleonora Gizzi poteva essere salvata, o quanto meno ai suoi familiari potevano essere risparmiati giorni di sconforto e paure, risolte nel peggiore dei modi dopo quasi 5 mesi, quando sotto quel maledetto ponte uno sconosciuto, per puro caso, ha trovato quel corpo.

Riportiamo la testimonianza integrale dei responsabili dell’Associazione Legione D’Avalos, inviata in esclusiva a Vivere Pescara:

Prima di tutto da parte mia, Emiliano Spatocco, e del presidente Duilio Di Francesco vorremmo chiedere perdono alla famiglia Gizzi perché siamo stati poco scrupolosi nella ricerca. Adesso spiego perché. Pochi giorni dopo la scomparsa di Eleonora, io e Duilio ci siamo recanti sotto quel ponte per la ricerca, controllando tutta la parte accessibile e arrivando giù fino a via lota. Tuttavia, la parte recintata dove è stato trovato il corpo l'abbiamo controllata solo esternamente, per paura di incappare in qualche violazione scavalcando il recinto. Nella parte da noi controllata, a circa una ventina di metri da dove è stato ritrovato il corpo, notavamo un tappetino di spugna, un lenzuolo e delle feci (fresche) con intorno carta usata per pulirsi. Dopo aver visto questo avvisiamo la Protezione civile di quello che avevamo notato, e se non ricordo male anche la polizia di stato. Il nostro pensiero ora è: dopo l'avvistamento sulla strada, il consiglio dato dal neurologo di controllare ponti in prossimità o vista sul mare, la nostra segnalazione e la segnalazione dell'addetto autostradale, tutti elementi in possesso di chi coordinava le ricerche, perché non si è tenuto sotto controllo quel posto, perché le ricerche non si sono concentrate in quel posto, perché sono state prese così alla leggera certe segnalazioni? Perché a noi era venuto in mente di analizzare quelle feci e cercare indizi in quel posto, mentre non è venuto in mente a chi ha autorità per farlo? Chiediamo nuovamente perdono alla famiglia per le nostre negligenze da volontari atti alla ricerca, forse la si poteva salvare o forse no, ma sicuramente la questione si sarebbe risolta prima e la famiglia Gizzi non sarebbe dovuta arrivare fino ad oggi con la vana speranza di un ritorno, senza sapere dove fosse la loro figlia. Rip Eleonora.





Questo è un articolo pubblicato il 29-08-2014 alle 20:26 sul giornale del 30 agosto 2014 - 895 letture

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